Intervista a Tim Armstrong: attenzione alla conversione.
Estratto dall'intervista di Avant|Marketer a Tim Armstrong, vice
presidente per la vendita di pubblicità di Google, qui
in versione completa in inglese.
In meno di 3 anni Google è riuscito
a diventare un competitor veramente difficile da fronteggiare
anche per le società di Keyword Advertising,
prima fra tutte l'americana Overture (nata
e conosciuta in passato con il nome di GoTo.com).
Secondo una recente ricerca di iProspect la maggior parte degli
utilizzatori dei link a pagamento non utilizza nessuna metrica
per valutare i risultati dei loro sforzi, al massimo arrivano
a contare il numero di click prodotti dalla campagna. Una piccola
parte arriva a calcolare anche le conversioni, cioè come
si trasformano le visite acquistate e praticamente nessuno esegue
misure più accurate per valutare il successo di una campagna.
Google, per voce di Tim Armstrong, afferma
che effettivamente la situazione per i loro inserzionisti è
leggermente migliore, quindi sembrano avere un'utenza più
evoluta che, se non segue queste metriche direttamente, le dà
in gestione a società specializzate. Le cose sembrano
destinate a cambiare con l'aumento della competizione, per
cui chiunque vorrà operare delle scelte sulla base di dati
numerici attendibili.
Attualmente si assiste ad un utilizzo di metriche elementari
con l'eccezione di alcuni grandi investitori che non possono lasciare
nulla al caso, per cui cercano di approfondire l'analisi del traffico
per procedere all'ottimizzazione continua delle inserzioni.
Nella maggior parte dei casi l'attenzione è focalizzata
sul tipo di advertising che produce risultati, più che
sul tipo di visitatore colpito dal messaggio e sul valore di chi
poi effettivamente visita il sito. Ancora più complessa
l'analisi del lifitime value della piccola percentuale
traformata in clienti (il potenziale di acquisti che può
esprimere nel corso degli anni), veramente difficile da quantificare
ma che sarebbe realmente l'ultima e più accurata metrica.
Rende possibile paragonare approfonditamente le performance delle
diverse campagne, dei singoli strumenti e perfino il valore delle
diverse associazioni di termini.
Nella convinzione quindi che siano soprattutto le metriche a
fornire i dati con i quali le società inserzioniste potranno
valutare con criterio il valore dei servizi di keyword advertising
basati sul modello pay per click, Google e altri motori
hanno iniziato a fornire strumenti per il calcolo del ROI delle
loro compagne.
Inserendo nelle pagine del sito una piccola immagine e/o una piccola
parte di codice, chiunque potrà non solo contare il numero
di visite, ma anche il numero di acquisti, iscrizioni alle newsletter,
richieste d'informazioni o altro, generate dalla campagna.
Questi sistemi di "conversion tracking"
stanno lentamente trasformando i motori di ricerca che offrono
servizi di keyword advertising, da generatori di traffico a pagamento
a generatori di conversion, perchè forniscono i dati sui
quali effettuare calcoli precisi e valutare come regolare le offerte,
a livello di bid, creatività e pagine di arrivo da impostare
per i diversi gruppi di keyword.
Al motore rimane, per così dire, la responsabilità
di generare traffico, mentre all'inserzionista di convertire il
traffico prima in visite al sito e successivamente in prospect
e/o clienti.
Secondo Tim Armstrong, comunque, solo fra molto tempo potremmo
pensare ad acquistare secondo un modello CPA (cost
per action), infatti attualmente il modello pay per
click è quello che fornisce ad entrambi gli attori,
clienti e motori, maggiore flessibilità e la libertà
di utilizzare consulenza e software di terze parti per ottimizzare
le performance.
Raffaele Galano
Novembre 2003
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