In testa c'è sempre chi paga?
A cura
di
Raffaele Galano
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Uno sguardo attento ai risultati dei più noti e utilizzati
motori di ricerca e directory mondiali rivela la presenza
di link a pagamento.
Non tutte le risorse per la ricerca on-line presentano questo
tipo di risultati, ma nell'ultimo anno moltissime hanno deciso
di diversificare le loro fonti di revenue integrando
listing di motori PPC
(Pay Per Click) oppure di inserzionisti disposti a
pagare per ben posizionarsi (PPR: Pay Per Ranking)
o ancora risultati evidenziati che vengono pagati
"a ricerca" (PPQ: Pay Per Query).
Ne sono un piccolo esempio:
- gli "Sponsored Sites" di Yahoo!
(PPR), evidenziati in un riquadro
separato da tutti gli altri risultati della directory
- Google, che presenta risultati a pagamento,
sul modello PPQ
- AltaVista, che presenta entrambe le
tipologie, Pay Per Query e Pay Per Click.
Proviamo a digitare "auto
usate"
in Google: otteniamo
un primo risultato evidenziato
in grassetto e con lo sfondo rosato. Questo risultato
è chiaramente diverso dagli altri, frutto di un accordo
fra
la società inserzionista e Google. |
In AltaVista, invece, i
primi 3 risultati
per la keyword "auto"
sono ripresi direttamente dagli inserzionisti di Overture
(ex GoTo) e posti sotto l'etichetta "Products and
Services" che poco dice sulla provenienza reale dei
link.
Altri 3 risultati, sempre di Overture,
si ritrovano a fondo pagina. |
Alcuni motori hanno integrato più di una fonte di listing
a pagamento, spesse volte non differenziando sufficientemente
questi risultati da quelli "puri" provenienti dal database
principale.
Quest'ultimo punto suscita preoccupazione, soprattutto negli utenti,
traditi
nella fiducia data a questi utili strumenti di ricerca che alle
volte diventano
semplici vetrine per le aziende.
Da parte delle società, invece, c'è stato un forte
interesse legato soprattutto alla possibilità di avvicinare
con facilità l'utenza business, di saltare la difficile
operazione di ottimizzazione delle pagine per rendere il sito
Search-Engine Friendly e l'oneroso acquisto di servizi di
posizionamento.
Sono apprezzati anche per la chiarezza dei costi e la conseguente
possibilità di calcolare facilmente il ROI (Return
On Investiment) delle attività promozionali.
In conseguenza di questo successo il
network di Overture (leader mondiale dei PPC) è letteralmente
esploso, contando oggi oltre 11 grandi siti-partner: HotBot, AmericaOnLine,
Yahoo!, Go.com, Netscape search, Lycos, DirectHit, AltaVista,
AskJeeves,iWon ed Excite.
In Italia abbiamo solo pochi motori PPC, (Godado,
Intruso, Goldenclick) che però non riescono a raggiungere
un elevato traffico, probabilmente a causa non solo della qualità
dei risultati ma anche della mancanza di accordi forti
con altri motori di ricerca, portali e directory italiane.
Purtroppo, con l'attuale tendenza all'ibridazione dei risultati
puri con quelli
a pagamento, stiamo lentamente scivolando da un modello di motore
di ricerca "Web Guide" alle vecchie "Yellow
Page", dove ognuno può comprare la sua visibilità.
Nello stesso tempo il sistema diventa sempre meno democratico:
schiaccia chi non può permettersi di pagare questi servizi
ma offre nelle sue pagine contenuti o prodotti interessanti, quanto
se non più del suo competitor "ricco".
L'ultimo atto di questa "deriva" dei motori
è stato l'acquisto di Excite
da parte di InfoSpace, con la conseguente trasformazione
dei risultati del motore Excite.com
(e di alcune sue versioni nazionali) in quelli di Overture,
doe i risultati del database di Inktomi sono la base sulla quale
si inseriscono i posizionamenti a pagamento.
Di questi risultati, comuni anche a WebCrawler e DogPile, disturba
principalmente la mancanza di una netta classificazione e distinzione.
Nell'originale Overture, infatti, è evidente la loro
natura commerciale
grazie ad una cifra in dollari, posta in basso ad ogni descrizione
dell'inserzionista, che indica precisamente il costo della posizione
stessa. Nei risultati di Excite.com, invece, i listing
sono privi di questo "prezzo" e quindi confusi con
quelli del database di Inktomi!
Interessante il test che stà svolgendo nei primi
mesi del 2002 MSN: anche il frequentato
portale della Microsoft vorrebbe inserire i risultati a pagamento
di Overture all'interno dei listing che attualmente prende da
Inktomi,
cercando però un algoritmo che possa far apparire
questi risultati solo se realmente utili e pertinenti.
L'idea è quella di valutare quanto siano effettivamente
risorse in più attinenti
ai criteri di ricerca impostati dall'utente, e quanto invece semplice
pubblicità.
Questo articolo risponde alle domande:
- Le posizioni di testa nei motori di ricerca sono tutte a pagamento?
- Su quali motori conosciuti anche in Italia questo è possibile?
- Quali tipologie di pagamento esistono per risultare in testa
facilmente?
- Come distinguere i risultati a pagamento dagli altri?
- Sono risultati attendibili e utili?
Raffaele Galano
Ad Maiora
Febbraio 2002
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